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Droni, la guerra pacifica di Amazon, Google & Co.

Esplora il significato del termine: Un affare da 130 miliardi di dollari in 6 anni. Per la consegna di pacchi, le connessioni web in zone remote e le riprese videodi Greta SclaunichUn affare da 130 miliardi di dollari in 6 anni. Per la consegna di pacchi, le connessioni web in zone remote e le riprese video

di Greta Sclaunich

La guerra si è spostata nei cieli. Entro pochi anni sopra le nostre teste si sfideranno eserciti di droni, e non per spiarci o lanciare bombe: i colossi della tecnologia puntano sempre di più sui velivoli telecomandati per offrire nuovi servizi ai loro clienti. Da una maggiore copertura Internet alla consegna di pacchi in tempi rapidi. L’importante è arrivare prima (e fare meglio) dei rivali. Così, tra un servizio e l’altro, il business cresce sempre di più andando ben oltre i tradizionali compiti militari per i quali, per decenni, sono stati utilizzati questi robot volanti.

Secondo le stime della società di ricerca Asd Reports, nel 2012 il mercato globale valeva 7 miliardi di dollari ma aumenterà in maniera esponenziale fino a raggiungerne 130 entro il 2021. Leggi permettendo: per far volare i droni servono autorizzazioni speciali e ogni Paese deve adeguare le proprie normative. In Italia, per esempio, puntare su questi velivoli è ancora fantascienza visto che l’Ente nazionale dell’aviazione civile (Enac) ha sì approvato un testo per disciplinare l’utilizzo dei droni ma il procedimento per ottenere le autorizzazioni è per il momento lungo e complicato.

Nuova occupazione
Eppure tutti, a partire dai big della Silicon Valley, puntano su questi robot volanti. Tanto che c’è chi è pronto a scommettere che nel prossimo futuro una delle figure più richieste sul mercato del lavoro sarà proprio il pilota remoto di droni.
Di posizioni lavorative di questo tipo se ne potrebbero aprire parecchie ad Amazon se davvero il colosso utilizzerà, come annunciato nel dicembre scorso, i droni per le consegne dei pacchi. Il servizio si chiama Prime Air e oltre al nome si sa poco altro. Per esempio non si conoscono i dettagli del programma né quando e dove potrebbe venire lanciato. Molti sono scettici sulla reale fattibilità di un servizio del genere, ma l’idea di Jeff Bezos, il gran capo di Amazon, potrebbe non essere così visionaria visto che anche Google è al lavoro su un progetto simile, Project Wing. Se non funzionerà, Big G ha già pronto l’asso nella manica: utilizzare i suoi droni (ad aprile ha acquisito, soffiandola a Facebook, la società di produzione di robot volanti Titan Aerospace) per portare Internet nelle zone più remote del pianeta. Fornendo così l’accesso al web a circa 3 miliardi di persone e garantendosi una enorme fetta di nuovi clienti per i suoi servizi online. I droni della Titan Aerospace, infatti, vengono alimentati con pannelli solari e possono restare in aria fino a cinque anni. Una buona alternativa ai palloni aerostatici che erano l’idea originaria (poi accantonata) di Google.

 

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